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Elsa Sanfilippo, lo spazio come strumento di benessere

Elsa Sanfilippo è un'architetta siciliana specializzata nella progettazione di aree benessere di lusso e SPA ad alta complessità tecnologica. Formatasi in un contesto così ricco di storia e materia, ha saputo esportare la sua competenza a livello internazionale, operando in mercati competitivi come quello di Dubai. 

La sua cifra stilistica si distingue per la capacità di trasformare l'acqua e la luce in elementi architettonici strutturati, ma il suo vero valore aggiunto risiede nell'approccio ingegneristico al benessere: ogni suo progetto è un delicato equilibrio tra percorsi emozionali, efficienza gestionale e rigore tecnico esecutivo. In questa intervista approfondiamo il suo approccio progettuale, le scelte tecniche che guidano la definizione degli spazi e il modo in cui l’esperienza dell’ospite viene costruita attraverso soluzioni misurabili, funzionali e durabili nel tempo. Un confronto diretto su cosa significhi oggi progettare una SPA che sia al tempo stesso identitaria, efficiente e sostenibile dal punto di vista gestionale.

Elsa, molti architetti scelgono un percorso trasversale, tu invece hai intrapreso una specializzazione molto verticale nella progettazione delle SPA. Quali passaggi professionali e progettuali ti hanno portato a focalizzarti su questo ambito specifico?

Mi hanno condotto verso questo ambito una serie di coincidenze, tra cui la partecipazione, durante la mia tesi di laurea, a un concorso dedicato alla progettazione di un centro benessere all’interno di una struttura alberghiera. Questo tema, già quindici anni fa, rappresentava uno dei settori che più mi appassionava, anche perché ancora poco diffuso. È infatti uno degli ambiti in cui la progettazione architettonica riesce ad esprimersi al massimo, attraverso i suoi elementi fondamentali: la gestione dei volumi, della luce e di tutti quegli accorgimenti progettuali capaci di trasformare lo spazio in esperienza.

Ad oggi hai realizzato numerosi progetti di SPA, ce n'è uno a cui ti senti particolarmente legata dal punto di vista professionale? Puoi raccontarci il concept iniziale, l’evoluzione del progetto e le criticità tecniche o funzionali che hai dovuto affrontare?

Tutti i progetti che ho realizzato finora hanno una storia particolare e originale, capace di renderli unici. Non esiste quindi un singolo progetto che possa essere considerato più rappresentativo degli altri. Piuttosto, è l’evoluzione stessa del concetto progettuale, maturata nel corso degli anni, ad aver introdotto nuovi parametri e nuove sensibilità da considerare.

Questo cambiamento è stato determinato non solo dall’evoluzione esponenziale del settore del benessere negli ultimi dieci anni, ma anche dal mutamento delle aspettative del cliente finale. Tale trasformazione ha inevitabilmente influenzato il mio approccio progettuale, portandomi a rivedere e adattare costantemente il mio modo di progettare. Tutte le SPA, così come gli altri progetti sviluppati in ambiti differenti, sono profondamente legate tra loro perché rappresentano, allo stesso tempo, un punto di partenza e un punto di arrivo.

Ogni progetto contribuisce infatti ad arricchire le mie conoscenze e a far evolvere la mia visione del benessere e dello spazio architettonico, trasformandosi in un’esperienza professionale e personale di crescita continua.

Quando visiti una SPA come ospite, riesci a vivere l’esperienza in modo immersivo o prevale l’analisi professionale dello spazio? Quali sono gli elementi che osservi per primi e che ritieni più rivelatori della qualità del progetto?

Quando visito una SPA ho ormai sviluppato un’abitudine precisa: porto sempre con me il telefono per dedicarmi inizialmente all’analisi funzionale e tecnica della struttura. Ogni SPA rappresenta infatti uno spunto, come tale, merita di essere osservata e valutata sia nei suoi punti di forza che nelle criticità, oltre che nella qualità dell’esperienza che riesce ad offrirmi.

La prima mezz’ora della visita la dedico generalmente a questo tipo di verifica, che per me rappresenta un momento e un pretesto di riflessione. Per esempio, ciò che mi desta più interesse è cercare di scoprire gli elementi tecnologici celati dietro l’architettonico e le strategie adottate per nasconderli, tema per me centrale nella fase progettuale. Successivamente lascio il telefono negli spogliatoi e mi concedo completamente all’esperienza di relax.

Nonostante la mia profonda conoscenza del settore, riesco tuttavia a vivere il percorso in modo totalmente immersivo, soprattutto quando si tratta di SPA che propongono itinerari ben strutturati, basati sul corretto utilizzo del contrasto caldo-freddo e supportati da un’atmosfera avvolgente.

In fase progettuale, come definisci il ruolo dell’acqua all’interno della SPA, elemento funzionale, elemento sensoriale o vero e proprio generatore del concept?

L’elemento acqua all’interno della SPA non è soltanto un elemento materiale indispensabile per la fruizione dei percorsi principali: rappresenta infatti la base stessa dei trattamenti e delle esperienze che caratterizzano la SPA. Ma l’acqua ha anche un ruolo fondamentale dal punto di vista sensoriale: la sua percezione psicologica, il suono, il movimento e la presenza visiva contribuiscono in modo significativo al benessere psicofisico dell’ospite, come confermato anche da numerosi studi scientifici.

In questo senso, l’acqua diventa un vero e proprio strumento progettuale, capace di modellare l’esperienza e amplificare l’effetto rigenerante della SPA. Durante il mio Dottorato di Ricerca in Architettura ho affrontato diverse ricerche sulla presenza ricorrente dell’acqua come fulcro delle architetture islamiche nel Mediterraneo, rivelando come essi fossero progettati per offrire sollievo dal caldo estivo ma anche per creare spazi fortemente evocativi e simbolici, migliorando il senso di benessere e tranquillità grazie a stimoli visivi e uditivi che alleviano lo stress.

Dal tuo punto di vista, esiste una definizione di benessere che può essere tradotta in criteri progettuali concreti, misurabili e replicabili all’interno di una SPA? Qual è la tua idea personale di benessere?

L’idea di Benessere è un concetto soggettivo, nonostante ciò può essere riconducibile a criteri universali che sono spesso nascosti all’occhio dell’utente non specializzato; queste strategie determinano il benessere fisico e psicologico all’interno di un ambiente confinato. Per quanto mi riguarda, i migliori percorsi “efficaci” sono la sauna associata alla cold plunge e il percorso kneipp, basati sull’alternanza di caldo e freddo, condotta sia attraverso metodi secchi che umidi. Benessere, inoltre, è concedersi spazio e tempo per se stessi in un contesto che ti permette di ritrovarti e staccare per qualche minuto dalla frenesia quotidiana: l’obiettivo è stare bene con se stessi.

Il tuo lavoro si sviluppa tra contesti molto diversi come la Sicilia e Dubai. Quali sono le principali divergenze progettuali che riscontri e quali invece le affinità, magari inaspettate?

Come primo impatto si notano le differenze radicali su schemi e abitudini dettati da culture e usanze totalmente diverse, vedi tra tante la netta demarcazione tra ambiente SPA dedicato agli uomini e quello dedicato alle donne, tutt’ora richiesta in ambito emiratino.

D’altronde però a Dubai mi ritornano i temi già studiati in fase di università e dottorato di ricerca, ovvero quello sull’architettura tradizionale e gli accorgimenti non solo stilistici ma anche funzionali tipici della nostra dominazione araba in Sicilia: ad esempio le mashrabiye, i paramenti murari, le vasche d’acqua e gli elementi simbolici tipici della tradizione, in cui assolvevano la funzione di sistemi di raffrescamento passivo fungendo anche da espedienti architettonici di rilievo, capaci di dettare stili riconoscibili all’interno degli edifici. Nelle SPA, dove la tematica della sostenibilità è fortemente legata alla redditività della stessa, questi criteri tornano utili più che mai oltre che incredibilmente attuali.

In fase di progettazione, quali errori ricorrenti riscontri più spesso nelle SPA esistenti, soprattutto in relazione a layout, proporzioni degli spazi e gestione dei percorsi?

La criticità più diffusa credo sia quella di sottovalutare la privacy di chi svolge i percorsi e la mancanza di un coinvolgimento emotivo nella progettazione degli ambienti. Ad esempio, le sale relax a volte sono poste in ambienti centrali di passaggio o poco protetti; l’utente dovrebbe sentirsi immerso in un ambiente indipendente e, anche psicologicamente, avvertire la sensazione di essere isolato all’interno della stanza.

Altro esempio può essere quello della gestione degli spazi di passaggio e dei corridoi, che spesso risultano troppo ampi o dispersivi, oltreché poco curati sotto il punto di vista del riscaldamento. Alcuni volumi dovrebbero essere dimensionati in modo strategico, mediante contrapposizione di vuoti e piani, luci e ombre, altezze diverse, ecc., per consentire una percezione differenziata dello spazio a seconda dell’azione svolta.

Come cambia la progettazione di una SPA quando è integrata in una struttura alberghiera rispetto a una SPA con accesso esterno, in termini di layout, gestione dei percorsi e controllo dell’esperienza?

Le SPA con accesso dall’esterno, ovvero non inserite all’interno di strutture ricettive, sono meno diffuse nel contesto siciliano in cui opero prevalentemente. Si tratta di strutture profondamente diverse sotto diversi aspetti, innanzitutto perché non possono contare sul supporto organizzativo e funzionale tipico di una struttura alberghiera. Nelle strutture ricettive, infatti, molti ospiti raggiungono la SPA direttamente dalle camere, spesso già in accappatoio, riducendo significativamente l’impatto sui flussi interni e sull’utilizzo di alcuni servizi.

Anche la gestione dell’esperienza e la definizione del layout subiscono delle variazioni, non drastiche ma comunque significative. Quando la SPA è inserita all’interno di una struttura alberghiera, l’ospite arriva da un contesto già strutturato, dove esiste una fase intermedia di accoglienza legata all’hotel e una fase conclusiva che spesso prosegue con il soggiorno, il pernottamento o altri servizi come la ristorazione. Nel caso di una SPA con accesso esterno, invece, l’esperienza deve essere progettata e gestita in modo completamente autonomo. Questo comporta una maggiore attenzione alla progettazione degli spazi dedicati alla reception, alle aree di attesa, ai percorsi interni e agli ambienti di decompressione finale, con l’obiettivo di offrire un’esperienza completa, coerente e qualitativamente elevata, anche in assenza del supporto dei servizi alberghieri.

Dal punto di vista tecnologico, un ruolo determinante è svolto dall’aspetto impiantistico. All’interno di una struttura alberghiera la SPA è alimentata da un sistema impiantistico condiviso con il nucleo operativo dell’hotel. Nel caso di una SPA con accesso esterno, l’ambiente deve essere dotato di un sistema tecnologico e impiantistico autonomo e particolarmente performante. Tali considerazioni influenzano inevitabilmente anche le scelte strategiche e gestionali. Nelle SPA indipendenti, infatti, si tende spesso ad ampliare l’offerta dei servizi, affiancando alla zona umida ulteriori attività e trattamenti ad alto valore aggiunto, come servizi estetici, tecnologie per il benessere e percorsi personalizzati che contribuiscono a rendere sostenibile, dal punto di vista economico e gestionale, una struttura complessa come quella di una SPA autonoma.

Dal tuo punto di vista, come si sta evolvendo il mercato del wellness e quali tendenze o cambiamenti ne stanno influenzando la crescita?

Il benessere oggi non è più un settore di nicchia. È un'economia globale che si interseca con sanità, immobiliare, lavoro, viaggi, tecnologia e longevità. Le aspettative dei consumatori stanno cambiando. I vecchi modelli sono sotto pressione e ne stanno emergendo di nuovi. Dubai rappresenta una grande fetta di questa economia. Il Medio Oriente è destinato a diventare un hub globale per il benessere, definendo nuovi standard in linea con le esigenze globali, unendo innovazione, patrimonio culturale e sostenibilità.

Strategie nazionali di ampio respiro puntano sul benessere e la salute preventiva come parte integrante della diversificazione economica. Progetti su larga scala come Red Sea Global e AMAALA dell'Arabia Saudita evidenziano l'attenzione della regione sul turismo del benessere. Queste iniziative non solo attraggono visitatori internazionali, ma riflettono un cambiamento sociale, in atto in tutto il mondo, verso stili di vita più sani, verso un’attenzione maggiore alla propria salute che continuerà ad alimentare nuove attività e nuovi investimenti nel settore del benessere, e dove l’architettura ha un importante ruolo di definirne i confini.

Grazie Elsa per il tuo prezioso contributo al nostro  magazine e per tenere alto il nome della progettazione delle SPA anche all'estero.

- Team Aquaform

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